AFFILE - Il mausoleo a Graziani un «affronto alla democrazia», le motivazioni della sentenza di condanna del sindaco


Il mausoleo al gerarca fascista Rodolfo Graziani è un affronto diretto alla democrazia del nostro Paese. Lo scrive esplicitamente il giudice Marianna Valvo nella sentenza depositata il 30 gennaio scorso al Tribunale di Tivoli.
Il sindaco Ercole Viri e l’assessore, Giampiero Peperoni hanno avuto una condanna di 8 mesi per apologia di fascismo per avere rievocato Graziani «in una ottica di celebrazione del personaggio e di quello che ha rappresentato, nel significato delineato dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione, in termini tali da poter condurre alla riorganizzazione del disciolto partito fascista».
Graziani fu responsabile, durante l’occupazione fascista del Corno d’Africa, di eccidi e massacri enormi. Per esempio la strage nel monastero copto di Debra Libanos, dove fece sterminare chiunque si trovasse in loco. Monaci, pellegrini e giovani seminaristi furono massacrati a colpi di mitragliatrice. I morti furono duemila. Le vittime, portate a gruppi di venti-trenta sull’orlo di un dirupo venivano incappucciate e fatte inginocchiare l’una accanto all’altra. Graziani nel 1936 fu responsabile anche della carneficina di Amba Aradam, l’altopiano teatro di una cruenta battaglia che lasciò a terra circa 20 mila etiopi. In quelle operazioni non esitò a usare il gas iprite e ricorrere alle armi chimiche per sterminare anche gli 800 civili, donne e bambini, che si erano rifugiati dentro le caverne sull’altipiano.
Graziani si rese responsabile anche della deportazione dei carabinieri romani nei Lager nazisti, come si legge nel sito web dell'Arma "per i Carabinieri quel che è certo è che l'ordine di disarmo, prologo alla successiva deportazione, porta la firma di Rodolfo Graziani, ministro della Difesa nazionale della RSI e Maresciallo d'Italia. Questi agì naturalmente d'intesa con il Comando tedesco, ma se fu lui il suggeritore o lo strumento è un quesito irrisolvibile. Egli, per costringere gli stessi ufficiali dei Carabinieri a disarmare i propri uomini e i colleghi di grado inferiore, aveva minacciato di passare per le armi i disobbedienti e di effettuare rappresaglie sulle famiglie degli ufficiali e sott'ufficiali, che tra l'altro abitavano negli alloggi demaniali delle caserme. E poiché Graziani era uomo conosciuto per le sue repressioni feroci, per evitare più gravi conseguenze, l'ordine fu eseguito"

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