ALTIPIANI DI ARCINAZZO - Migranti accolti in parrocchia, ritardi e carenze nella burocrazia sulle domande di asilo


Avevano protestato e vennero espulsi dal cas degli Altipiani di Arcinazzo.
Ma perché avevano protestato? Obi, Antony, Daniel e Cristian lo spiegano ad Avvenire: «Da quando siamo arrivati a maggio non abbiamo ancora avuto nessun documento, nemmeno quando andiamo all’ospedale a Roma». «Il riscaldamento del centro è sempre spento e quando ci lamentiamo ci dicono che se non vogliamo restare ce ne possiamo andare». 
«Abbiamo un bagno ogni 12 persone». «Il cibo che mangiamo è cucinato a Roma e quando arriva qui è rovinato». Infatti i pasti arrivano dal centro cottura di Pomezia, utilizzato dalla cooperativa Tre Fontane per i suoi centri: un viaggio di 100 chilometri, quasi due ore, su strade di montagna, neve permettendo.
«La cosa positiva – sottolinea don Onofrio, il parroco degli Altipiani che li accoglie – è che la gente si è stretta attorno a loro». E anche il sindaco di Trevi collabora. Niente tensione, anche dopo la protesta. E i ragazzi lo confermano. «Non abbiamo avuto nessun problema di razzismo, con gli italiani è sempre andato tutto bene».
Sul caso è intervenuta anche la diocesi di Anagni: «Esistono ma sono invisibili. Non hanno commesso cosa così grave da essere rimandati in patria, ma gli è stata tolta la possibilità di stare in un centro. E dove devono stare, in mezzo a una strada? Dobbiamo decidere: o li accogliamo, o non li accogliamo. Questo ha fatto la parrocchia», dice il vescovo di Anagni-Alatri, monsignor Lorenzo Loppa, che ha incontrato i ragazzi.
«Abbiamo messo in piedi attività di integrazione – spiega don Onofrio –, hanno partecipato alla festa per le prime comunioni e organizzato delle loro feste cucinando. E ho fatto anche venire un sacerdote nigeriano. Tutto a spese nostre». Ora sono partiti due progetti: uno riguarda la manutenzione dei 'Sentieri dello Spirito' nel comune di Piglio; l’altro, che coinvolge imprenditori locali, permetterà di fare apprendistato nei settori di falegnameria, edilizia e cucina.
Un bell’impegno per la parrocchia, che però si dà da fare con intelligenza per raccogliere fondi. Sul sagrato c’è un grande bidone per la raccolta degli oli vegetali esausti: «Le famiglie ci portano il loro olio, lo scorso anno 1.800 litri, che così non finisce nelle fogne. Noi, grazie a una convenzione, lo consegniamo a una ditta che lo ricicla e in cambio fornisce il cibo alla Caritas interparrocchiale»

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