Spie e delatori antievasione

Legali e commercialisti dovranno autodenunciare le operazioni potenzialmente elusive attuate da giugno 2018. Altro passo verso lo stato di polizia tributaria. Lo prevede il decreto legislativo di recepimento della direttiva Dac 6, approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri

di Marino Longoni

I paesi europei stanno edificando, passo dopo passo, un vero e proprio stato di polizia tributaria. E l'Italia, a motivo della difficoltà di gestire il suo enorme debito pubblico, è in prima linea nella costruzione di un meccanismo sempre più occhiuto, sempre meno liberale, sempre più incentrato sulle ragioni dell'erario e dimentico dei diritti dei contribuenti.
Uno degli ultimi passi in questa direzione è il decreto legislativo di recepimento della direttiva Dac 6 (Directive on administrative cooperation) approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri del 29 gennaio. Queste norme, quando entreranno in vigore, obbligheranno i contribuenti e i loro consulenti (compresi commercialisti e legali) a denunciare all'Agenzia delle entrate gli schemi di pianificazione fiscale aggressiva attuati a partire dal giugno 2018. Stiamo parlando quindi di obblighi particolarmente invasivi e con efficacia addirittura retroattiva!
Soprattutto, si consolida l'orientamento politico-legislativo che sta trasformando i professionisti, da consulenti (a volte addirittura confessori) dei contribuenti a spie del fisco, anche in danno dei propri clienti. Obbligati a tutelare in primo luogo le ragioni dell'erario, anche a costo di tradire la fiducia in loro riposta.
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In pratica, in parallelo con l'ampliamento dell'obbligo di delazione in materia antiriciclaggio, il legislatore europeo e poi quello nazionale hanno approfondito anche gli obblighi originariamente introdotti dalla direttiva 2011/16 (la cosiddetta Dac1) sullo scambio automatico di informazioni in materia tributaria: una serie successiva di passaggi ha via via reso più stringenti questi obblighi mediante scambio automatico di informazioni o accesso ai dati da parte delle diverse autorità nazionali. Fino ad arrivare alla Dac 6 (sesto giro di vite in meno di nove anni) che prevede appunto l'obbligo di delazione o autodenuncia ogni volta che l'operazione transfrontaliera posta in essere sia caratterizzata da alcuni elementi distintivi previsti dalla norma, come la condizione di riservatezza, la previsione di una commissione legata al vantaggio fiscale, l'utilizzo di strutture standardizzate, l'acquisto artificioso di società in perdita o altro.
Si tratta di disposizioni che devono ancora essere approvate in via definitiva e che richiedono comunque appositi provvedimenti attuativi. Ma non c'è dubbio che la direzione verso la quale si muove il legislatore europeo è tracciata e nei prossimi anni sarà percorsa in modo sempre più deciso. Ce n'est qu'un début. Anche perché la rincorsa al gettito e la conseguente lotta contro l'evasione e l'elusione sono diventate esigenze comuni a tutti i paesi occidentali, che non possono più permettersi di sottilizzare più di tanto su diritti dei contribuenti, certezza del diritto, rispetto della privacy e amenità simili.
Altri giri di vite si renderanno certamente necessari, lo dimostra il fatto che il meccanismo della Dac 6, così come è stato congegnato, non può funzionare: è molto improbabile infatti che gli avvocati e forse anche i commercialisti si pieghino a questo tipo di delazione, tanto più che per la mancata segnalazione sono previste sanzioni amministrative da 2 mila a 21 mila euro. Niente di terribile, per chi ha compiuto operazioni elusive con le quali magari ha fatto risparmiare al cliente milioni di imposte. Tanto più che è difficile immaginare che l'Agenzia delle entrate riesca a trovare il tempo per andare a verificare operazioni a volte estremamente complesse, prima dello scadere del termine della prescrizione. È quindi facile ipotizzare che l'efficacia di queste norme sarà pari a quella delle grida di manzoniana memoria, utili per dare un contentino all'opinione pubblica, sempre assetata del sangue degli evasori, e soprattutto per valutarne l'effetto concreto e approntare poi i necessari correttivi (non dimentichiamo che con questi obblighi di introducono gravi violazioni della privacy dei contribuenti e del principio di affidamento, e che si tratta di norme con effetto retroattivo). Sicuramente, qualcuno starà già cominciando a pensare alla Dac 7 e agli strumenti necessari per tutelare maggiormente le ragioni dell'erario, cioè per trasformare l'Europa, passo dopo passo, in un bellissimo carcere fiscale.


Segnalato da Dubbio

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