"A scuola senza mascherine": la petizione alla regione Emilia Romagna

Dubbio da Repubblica

E' il fronte del "no mask" che si fa sentire con una petizione di seimila firme. Il movimento nato tre anni fa per garantire la libertà di scelta contesta anche il distanziamento
Tutti a scuola, senza mascherine e senza distanziamento. Mentre il governo si muove per garantire test sierologici e tamponi ai docenti e ai bidelli e i presidi stanno impazzendo metro alla mano per misurare le aule, c'è un gruppo di genitori in Emilia-Romagna che si oppone alle misure anti-Covid. E' il fronte del "no mask" che si fa sentire con una petizione rivolta al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, all'Ufficio scolastico regionale, all'Unione delle Province e all'Anci nonchè al Comitato nazionale istituito dal ministero dell'Istruzione. L'iniziativa è partita dal Trentino e "si sta estendendo a tutte le regioni", riferisce la maestra elementare Anna Gruppioni in conferenza stampa.

In Emilia-Romagna i promotori spiegano di aver raccolto 6.043 firme in 11 giorni: tra le adesioni anche 33 medici, 176 operatori sanitari, 435 tra docenti, educatori, personale Ata e dirigenti, 20 psicologi.

A lanciare la petizione, intitolata "Per una scuola reale", è stata "La scuola che accoglie": cioè "un movimento nato tre anni fa per garantire la libertà di scelta", sottolinea Elisa Zinnamosca, docente delle superiori. Qualche tempo fa, ad esempio, il movimento si era fatto notare per il "no" all'esclusione dalle scuole dei bimbi non in regola con gli obblighi vaccinali. Ora la battaglia è sulle misure anti-Covid e sulla Didattica a distanza. Sta prevalendo un "principio di paura", si legge nel testo della raccolta firme, ma "il rischio zero non esiste" e a scuola "tutto è condivisione e vicinanza".

Sui dispositivi di protezione, in particolare, si afferma che la mascherina "puo' comportare danni gravissimi" dal punto di vista fisico, emotivo, sociale e psicologico. Mentre la Dad (didattica a distanza) può portare alla "demenza digitale", viene riportato nella petizione, a cui è allegato un "decalogo di buone pratiche" che, ad esempio, prevede di "frequentare tutti in presenza, in classe o in altri spazi", ma "senza distanziamento" e "senza dispositivi di protezione".

Nel decalogo si invita anche a "incentivare la socialità anziché reprimerla" e a "privilegiare il lavaggio delle mani con acqua e sapone", senza gel. La mascherina? "Un bavaglio che sostanzialmente non ha alcuna utilità pratica", sostiene Marco Stegagno, medico specializzato in chirurgia d'emergenza, che si presenta come "responsabile medico del movimento". La mascherina serve solo a bloccare le goccioline di saliva emesse da un malato, continua Stegagno, ma a suo dire si sottovaluta l'aspetto "airborne" per cui il virus "è in grado di circolare nell'aria che respiriamo" e poi di "passare" attraverso la mascherina, per cui "rischiamo comunque il contagio". Allo stesso tempo, la mascherina "fa danni", afferma Stegagno, perché porta le persone a respirare di nuovo l'aria già espulsa dall'organismo e quindi "ricca di anidride carbonica". Cosa che può provocare "ipertensione e obnubilamento dei sensi", continua Stegagno, ma anche lo "stato di acidosi metabolica".

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