Rassegnato e fin troppo arrendevole l'intervento del sindaco Roberto Parmeggiani ( nella foto) sull'aggiornamento allo stato della viabilità a Sasso Marconi pubblicato su facebook. Chi si aspettava una presa di posizione forte e una pretesa di azioni per una veloce soluzione del tragico momento che stanno vivendo i cittadini di Sasso Marconi e delle Valli del Reno e del Setta a causa della chiusura del Ponte sul Reno e per la prossima chiusura della galleria autostradale di Monte Mario per manutenzioni, è rimasto deluso.
Il sindaco, per ciò che riguarda il centro cittadino sommerso da un'onda selvaggia di traffico leggero e pesante, ha rimandato i necessari correttivi a uno studio di riorganizzazione della mobilità cittadina che però ancora non è stato affidato. Lo sarà prossimamente, ha detto. Ha poi rilevato le lamentele dei cittadini per il passaggio veloce di auto in alcune vie del centro ma ha dimenticato che di contro si formano anche lunghe file ai semafori che portano a una degenerazione della qualità dell'aria, fattore altrettanto preoccupante per i residenti. Anche la richiesta insistente di una rotonda all'incrocio tra viale Kennedy, via Porrettana e via Ponte Albano è rimandata allo studio non ancora avviato. Il sovraccarico poi cui è sottoposto dal febbraio scorso il Ponte Albano è oggetto di uno studio annunciato da mesi, ma anche qui l'esito del primo rilievo non è ancora pervenuto al Comune.
La resurrezione viaria e l'organizzazione futura della tragica situazione che è chiamato a sopportare Sasso Marconi è rimandata a un tavolo permanente cui dovrebbero fare parte tutti gli enti coinvolti, dalla Regione ai singoli comuni. Promesso anche un incontro pubblico per illustrare le ragioni e i metodi di intervento.
Una meteora già buia quindi la proposta di class action (azione collettiva) dei danneggiati dalla mala gestione del ponte e dimenticata anche la proposta di alcuni cittadini di manifestazione pubblica, la cui finalità sarebbe stata proprio quella di dare sostegno agli amministratori locali nella richiesta del contenimento dei tempi dei vari interventi. Per ora solo una raccolta di firme avviata dal PD di Sasso Marconi che dovrebbe essere inoltrata alle autorità nazionali, regionali e della Città Metropolitana.
La mitezza e la rassegnazione del sindaco Parmeggiani si aggiunge al silenzio ancor più preoccupante degli enti comunali delle due vallate coinvolte (si sono limitati a una lettera inviata alle autorità nazionali e regionali), i cui cittadini pagano il maggior prezzo della chiusura del Leonardo Da Vinci. Ciò fa presumere che, come troppo spesso accade, si voglia sostanzialmente far ingoiare il rospo, nella dimensione e nel gusto sgradito con cui si presenta. I tempi per la soluzione della viabilità interrotta per il deterioramento del ponte Da Vinci potrebbero quindi essere proprio quei tre anni (almeno) annunciati dall'assessore alla viabilità regionale, anche perchè il sindaco rispondendo a una domanda di chi accostava il nostro ponte sul Reno a quello dell'autostrada di Genova (ricostruito in breve tempo perchè gestito da un commissario), ha spiegato che l'accostamento è improprio: il ponte Morandi è di interesse nazionale e il porto di Genova è fra i più importanti d'Europa, mentre il Da Vinci è locale. Aggiungo io, di interesse per le sole valli del Reno e del Setta, le più dimenticate dell'Appennino Bolognese.
