L'impiegata sublacense condannata a quattro anni per peculato insieme al marito (due anni per ricettazione) è stata licenziata dalla Asl Roma 5.
L'azienda sanitaria ha infatti deliberato la risoluzione del rapporto di lavoro.
I due coniugi sono stati riconosciuti colpevoli di aver fatto scomparire 311mila euro il cui scopo era dio coprire le spese dei rimborsi destinati al trasporto dei dializzati.
Emettendo 89 mandati di pagamento che lei predisponeva sul conto corrente dell'Agenzia di Subiaco della Banca di Palestrina intestato ad entrambi, li faceva figurare come rimborsi per il servizio di trasporto dei pazienti in dialisi.
A tale scopo utilizzava determine dirigenziali di autorizzazione al pagamento dei rimborsi in questione.
I Carabinieri di Tivoli avevano scoperto che tutte le operazioni illecite di accredito erano state effettuate con le credenziali informatiche appartenenti all'impiegata sublacense.
Sul conto corrente sono state scoperte notevoli quantità di denaro in entrata provenienti dalle casse della Asl.
Il denaro veniva successivamente prelevato al bancomat per mantenere un saldo basso o addirittura in rosso per non destare sospetti.
Il giudice aveva disposto il sequestro dei loro beni fino a raggiungere il valore della somma sottratta alla Asl, precisamentre tre immobili ed una autovettura.