sione».
Questo stabiliva in una sentenza un anno fa il Tribunale di Tivoli. Sentenza depositata il 2 maggio 2017. Adesso il ricorso dei due condannati dinanzi la Corte di appello del tribunale di Roma ha confermato il 21 febbraio scorso il verdetto precedente.
Ora, dopo il fallito ricorso in appello, a Virginia Germini, 50 anni, l’impiegata amministrativa della Asl, arrestata il 24 ottobre del 2016, in base all’accusa di aver «trasferito» 311mila euro dai conti aziendali al suo utilizzo personale, e al marito Franco Vannoli, 57 anni, condannato per ricettazione, altra possibilità per ribaltare l'esito processuale non resta che la Cassazione.
Nei procedimenti, sono state quasi interamente accolte le richieste della pubblica accusa (che chiedeva la condanna della donna a cinque anni), indirizzata a smontare il meccanismo che aveva permesso all’impiegata di entrare in possesso dei 311mila euro. Secondo gli accertamenti, la trafila prevedeva l'accredito delle somme – causale: rimborsi per il trasporto-dializzati – sul deposito bancario del marito attraverso l’emissione di falsi mandati di pagamento a suo nome (alla fine se ne sarebbero contati 89). Il Vannoli aveva aperto il conto corrente per farsi accreditare lo stipendio una volta ottenuta la stabilizzazione in Ares.
Parallelamente alla cronaca giudiziaria, corre l'interrogativo sul recupero o meno degli importi distratti dall’impiegata.
La Asl Roma 5 ha espresso soddisfazione per la conferma della condanna; infatti, "appreso l'esito della situazione giudiziaria in oggetto, ringrazia il proprio personale che attraverso attenti controlli interni ha evidenziato le irregolarità, ringrazia altresì le forze dell'ordine e gli organi giudiziari per il lavoro svolto".
Era stata condannata «alla pena di di anni quattro di reclusione, al pagamento delle spese processuali» (5.400 euro) e di quelle generali, nonché «al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali a favore della costituita parte civile – la Asl Rm5 –, liquidati in 350.000,00 oltre interessi»; per il marito, indagato anche lui, «anni due di reclu
Questo stabiliva in una sentenza un anno fa il Tribunale di Tivoli. Sentenza depositata il 2 maggio 2017. Adesso il ricorso dei due condannati dinanzi la Corte di appello del tribunale di Roma ha confermato il 21 febbraio scorso il verdetto precedente.
Ora, dopo il fallito ricorso in appello, a Virginia Germini, 50 anni, l’impiegata amministrativa della Asl, arrestata il 24 ottobre del 2016, in base all’accusa di aver «trasferito» 311mila euro dai conti aziendali al suo utilizzo personale, e al marito Franco Vannoli, 57 anni, condannato per ricettazione, altra possibilità per ribaltare l'esito processuale non resta che la Cassazione.
Nei procedimenti, sono state quasi interamente accolte le richieste della pubblica accusa (che chiedeva la condanna della donna a cinque anni), indirizzata a smontare il meccanismo che aveva permesso all’impiegata di entrare in possesso dei 311mila euro. Secondo gli accertamenti, la trafila prevedeva l'accredito delle somme – causale: rimborsi per il trasporto-dializzati – sul deposito bancario del marito attraverso l’emissione di falsi mandati di pagamento a suo nome (alla fine se ne sarebbero contati 89). Il Vannoli aveva aperto il conto corrente per farsi accreditare lo stipendio una volta ottenuta la stabilizzazione in Ares.
Parallelamente alla cronaca giudiziaria, corre l'interrogativo sul recupero o meno degli importi distratti dall’impiegata.
La Asl Roma 5 ha espresso soddisfazione per la conferma della condanna; infatti, "appreso l'esito della situazione giudiziaria in oggetto, ringrazia il proprio personale che attraverso attenti controlli interni ha evidenziato le irregolarità, ringrazia altresì le forze dell'ordine e gli organi giudiziari per il lavoro svolto".
