Noi vittime in Appennino: l'inascoltato grido di chi subisce senza difesa.

Riportiamo la denuncia sconsolata di Stefano Testa inviata dal signor Dubbio poiché delinea una situazione di grande disagio per chi risiede in collina e si aggiunge alla tante altre situazioni di difficoltà che pesano sul quotidiano di chi ha deciso di 'accasarsi in Appennino' o soffre di un amore per il silenzio montanaro più grande del chiasso cittadino. La conclusione è l'abbandono, a dispetto dei tanti annunci dei politici di adoperarsi per scongiurare lo spopolamento dei luoghi appenninici, a favore del ripopolamento.

Stefano Testa scrive:
 
MI ARRENDO!

Trentacinque anni fa siamo andati a vivere in una casa, su un monte sopra Porretta. Anno dopo anno, abbiamo strappato all'abbandono e ai rovi pezzi di terra che con amore abbiamo trasformato in prati e campi. Abbiamo piantato alberi e siepi, costruito aiuole, coltivato un centinaio di piante di rose antiche.
Abbiamo tirato lunghe recinzioni, calandoci nelle scarpate più ripide, riparando ogni volta le falle che i cinghiali vi aprivano.
Ora, però, alziamo bandiera bianca: questa guerra sta diventando impari e la fatica è troppa. Ogni notte questi schifosi entrano e arano, mangiano, stroncolano. Ogni volta da un punto diverso. Non c'è recinzione che tenga.
Questa terra tornerà a essere l'ammasso di vitalba, ragge ed edera che era presente prima del nostro arrivo. Con buona pace della bellezza e dell'accoglienza del nostro territorio, del recupero delle nostre frazioni storiche e con i miei più sentiti ringraziamenti a quelli che, a metà degli anni '70, introdussero questi animali per il loro esclusivo divertimento.

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